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  Alla ricerca del tempo perduto
Parlare di inconscio e di psiche porta inevitabilmente dentro la questione della follia, dei disturbi della personalità, della depressione e degli altri limiti oltre i quali la psiche può essere condotta, fuori dall'ordine e dal razionale.

Denis Gaita - psichiatra, psicoanalista, musicoterapeuta e musicista - porta in scena da 10 anni, (con la onlus La Stravaganza), persone che prima erano recluse o confinate: in case di cura, in stanze di istituti o in quelle della loro casa, condivisa con una madre: affetto-prigione. "Oggi", racconta lui stesso come prologo allo spettacolo, "quelle stesse persone viaggiano e sanno trattare con il mondo e con gli albergatori molto meglio di me."

E Gaita questa volta affronta e propone ai suoi una sfida doppia: Wagner e Proust per costruire la sua Opera shock con café chantant.
Un pezzo di teatro musicale, dalla grande forza corale, che sintetizza, cogliendo Marcel sul lettto di morte, la sua vita, la sua malattia e le figure esemplari della Ricerca del Tempo perduto in un fluire di visite al capezzale del morente. Come fantasmi che si affollassero, angeli giunti a raccoglierlo per l'ultimo inesorabile viaggio verso l'al di là, i caratteri della Recherche passano davanti a Marcel o stanno dietro di lui, ombre schermate da un biancore che ne lascia vedere i movimenti e li tiene in scena anche quando non ci sono, come trattenuti dalla mente di Marcel.
Alla scena del capezzale fa da contrappunto il clamore e il tintinnio dei calici, la musica e la frivivolzza, l'effimero e lo scandaloso del "café chantant".

La regia, in scena, di questo atto unico musicale è anche lezione di teatro. Gaita insiste sulla lentezza, sull'essere storti, "perché il teatro fa male alla schiena e bene alla psiche", rallentati come dagli effetti degli psicofarmaci mai in fila come si fa invece negli ospedali e nelle case di cura, e per la morte della nonna, Gaita suggerisce: "la nonna muore, che in teatro fa bene al cuore, ma male al collo", e così l'interprete getta il capo dalla spalla alla schiena e finalmente la nonna muore.

Uno spettacolo fatto di musica, canzoni e pochissimo testo, piuttosto nomi che recuperano i personaggi chiave del grande romanzo proustiano: M.me Verdurin che sviene sempre sentendo Wagner, il barone di Charlus, Jupieu, Swan il gentiluomo e la sua Odette, e ancora le zie ipocondriache e vezzose, la nonna e la cuoca, Albertine...
Più volte sembra chiudersi il sipario, ma ogni volta il quadro si ricompone, per un'altro giro di danza, per un ricordo ancora.

Quella di Trieste è stata una prova generale, lo spettacolo andrà in scena a Milano a ottobre.


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(Nelle foto, momenti dello spettacolo. Al centro, Denis Gaita)

Laura Santini

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