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Vittorio Sgarbi e il Porto Sepolto |
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"Io sono il patrono assoluto e potente del Porto di Trieste", afferma Sgarbi, svelando antefatti e percorsi che l'hanno visto
protagonistanel ruolo di protettore fisico di una realtà dimenticata, ma di grande valore dal punto di vista urbanistico e
architettonico.
"Potente, perché ho usato il mio potere per fare qualcosa a favore di questo luogo," che oggi è ancora lì, nella sua
interezza. Grazie ad un vincolo della soprintendenza, sollecitato appunto da Sgarbi, durante il suo mandato di
Sottosegretario, è stata impedita la demolizione di ben 16 padiglioni, tra cui alcuni risalenti al 1890 e al 1913.
L'affezione di Sgarbi per Trieste nasce durante la sua campagna elettorale, in cui per due mesi ha l'occasione di
"conoscere quasi individualmente i cittadini e quindi nel profondo la città e le sue contraddizioni".
"Il Porto Antico mi ha colpito come una città dentro la città. Il grande centro storico di Trieste, sorto in tempi brevi,
con un porto che è allo stesso tempo parte di esso, ma anche rimosso da esso. Uscendo dal centro storico ci si ritrova in
una specie di Pompei: un luogo lentamente abbandonato e tuttavia pressocché integro nelle sue volumetrie."
Com'è nel suo stile, Sgarbi parla a braccio, inserendo aneddotti accanto a riflessioni personali, episodi di storia recente,
accanto alresoconto su elaborazioni progettuali circolate solo in sedi autorevoli.
Il tema gli sta particolarmente a cuore. La passione trabocca letteralmente e le sue
parole finiscono in alcuni eccessi di rabbia, delusione e forse rimpianto di fronte a progetti portati a conclusione a
discapito di beni del patrimonio culturale italiano. Sgarbi porta ad esempio alcuni sprechi, che avrebbero potuto
essere evitati, per il restauro di alcuni capolavori, arrivando ad esprimere il concetto che "spesso un'amministrazione
distante e disinteressata (ad un puro vantaggio economico, ndr), ma non completamente indifferente, fa meno danni di
un'amministrazione locale troppo compromessa dai vari interessi specifici e quindi più atta ad agire in modo frettoloso
su beni di importanza culturale.
In un mare di errori, Sgarbi individua anche qualche gesto giusto. "Là dove è possibile cogliere lo spirito dei luoghi
qualcuno ha pensato di tradurlo in valore economico, rivalutando l'integrità e rinnegando lo sfruttamento. Oggi il valore
sta nel trovare un posto dalla forte identità e conservarlo. In Sardegna
Soru ha deciso di acquistare ettari di terreno per non farci letteralmente niente. Un niente che va però inteso nel senso
di non deturparlo ma proteggerlo."
Esiste in questo senso, spiega Sgarbi, il concetto di Demanio Privato che intende mantenere un luogo nel suo stato,
senza trascurarne la cura, ma evitando che ne vengano modificate quelle caratteristiche che lo rendono unico.
Il Porto Antico di Trieste si colloca ora nella prospettiva di diventare spazio deputato ad ospitare l'Expò del 2008.
Un futuro allettante, secondo Sgarbi, ma anche pericoloso. Se infatti il Porto Antico ha le caratteristiche e potenzialità
architettoniche e urbanistiche per ospitare l'Expò, magari con qualche intervento che ripensi lo spazio rispettandolo ed
esaltandolo, allo stesso tempo la fretta potrebbe portare ad un ripristino degli spazi, sommario e incurante dei vincoli e
delle ricchezze che il Porto Antico detiene. Ma è lo stesso Sgarbi a concludere: "Certo il Porto è il luogo naturale per
l'Expò 2008, meriterebbe solo un progetto di recupero che lo tuteli e lo riabiliti, come quello fatto dall'architetto
Renzo Piano al Lingotto."
Clicca qui per accedere alla Fotogallery
(Nelle foto, Vittorio Sgarbi)
Laura Santini
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Contributi:
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