Patrick McGrath arriva a Trieste portando con sé quella generosità e disponibilità al dialogo tipica degli irlandesi.
Noto soprattutto per il suo romanzo Follia(titolo originale Asylum), McGrath parla dell'incoscio come di
una fabbrica dove il materiale della psiche viene forgiato e strutturato per divenire quindi arte.
Come affiora l'inconscio alla coscienza?
Chiede una signora dalla platea. "Si devono attendere i momenti di debolezza. Io,
con i miei personaggi, aspetto che siano ubriachi, sotto l'effetto di droghe, in un raptus di follia o in qualunque altro
stato emotivo o mentale tale per cui siano più vulnerabili, cosicché la superficie spessa e indurita abbassi le difese
e permetta di far emergere ciò che normalmente resta nell'ombra."
McGrath si allontana però da chi sostiene che la follia e la depressione possano essere qualcosa di positivo da cui si
scatena la creatività. Lui si definisce tradizionalista e per ciò afferma che "per essere davvero creativi occorre essere
tranquilli, poter e saper organizzare il proprio tempo e le proprie
idee". Solo chi può "experience some sense of order" può veramente dare vita ad un oggetto d'arte.
"Una certa stabilità e calma nell'affrontare i fatti che ci circondano è indispensabile. Se perdiamo il senso delle cose
non funzioniamo. Credo che la depressione così come gli altri disturbi vadano curati perché impediscono all'essere umano
di funzionare".
McGrath legge il secondo capitolo dal suo nuovo libro Port Mungo, dove ha voluto descrivere la natura della relazione
fra sorella e fratello, "un rapporto che", confessa, "gli ha sempre suggerito qualcosa di anomalo, di disturbato" e che per
ciò ha sentito l'esigenza di indagare. Nel breve brano che legge, McGrath avverte: "Emergeranno due esempi di materiale
dell'inconscio, entrambi tesi a proseguire il discorso narrativo: l'immagine della tempesta che è un tipo di "romantic
unconscious", mentre la scena sessuale parla di un inconscio più contemporaneo di tipo freudiano".
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(Nelle foto, Mc Grath)
Laura Santini
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