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Il viaggio arriva a Trieste
Lectio Magistralis, di Vittorio Sgarbi
Ambiguità non identità verso la libertà
Vittorio Sgarbi e il Porto Sepolto
Trieste, l'Ulisse e Joyce
Penelope, l'ultimo capitolo dell'Ulisse
Alla ricerca del tempo perduto
Incontro con Patrick Mc Grath
L'inconscio al femminile: incontro con Dacia Maraini
  Trieste, l'Ulisse e Joyce
James Joyce arrivò a Trieste nel 1904, quasi per caso.
Vi restò più di undici anni e fu qui che cominciò a scrivere il suo Ulisse.
Fu la sua relazione amorosa con Nora Barnacle (in seguito sua moglie), osteggiata in patria dalla famiglia, a spingerlo a trovar rifugio e casa in Europa.

Renzo Crivelli - professore di Letteratura Inglese alla Facoltà di Lettere dell'Università di Trieste - e John Mc Court - autore del volume The Years of Bloom: James Joyce in Trieste, 1904 -1920 - si sono passati parola per ricordare lo scrittore irlandese, certamente il suo soggiorno nella città, ma soprattutto hanno voluto soffermarsi sull'ultimo capitolo dell'Ulisse di Joyce, intitolato Penelope, ma forse più comunemente noto come il monologo di Molly Bloom, di cui a seguire ne veniva proposta un'originale messa in scena per la regia di Mario Morini, all'interno di un capannone del Porto Antico.

Crivelli ripercorre le tappe salienti relative alla nascita e all'evolversi della tecnica narrativa che caratterizza il monologo di Molly Bloom, lo stream of consciousness. Partendo da Dumas, che nel 1845 fu il primo a parlare di "monologue intérieur", Crivelli passa per F. M. Dostoevskij, che si accorse della discrepanza tra tempo narrativo e pensieri profondi e si mise alla ricerca di un linguaggio in grado di rispettarne la diversità. Crivelli arriva a Tolstoj e a Dujardin, per passare dall'ambito letterario a quello più psicologico-scientifico, ricordando la figura di William James, studioso di psicologia ante-litteram, nonché fratello di Henry James, e toccare brevemente il pensiero di H. Bergson che nei suoi studi matematematici propose una visisone del tempo in quanto "continuum".

Mc Court per parte sua si concentra e descrive il monologo, che è l'ultimo capitolo dell'Ulisse. Diciottesimo episodio di un testo che descrive le 24 ore dell'esistenza di dell'ebreo irlandese, Leopold Bloom, il monologo è la testimoninza ricchissima e senza censura del pensiero libero e rilassato di una donna, la moglie, Molly Bloom. Dai ricordi della giovinezza, ai problemi con il marito, dai disagi della vita quoditiana, alla partenza della figlia, dal suo adulterio alle corteggiatrici del marito, fino a tutte le molte altre cose che le passano per la testa, come accade a molti, mentre sta per addormentarsi, quella di Molly è una cavalcata tra libere associazioni, sogni, rimpianti e ricordi. Non è un testo teatrale, ricorda Mc Court, eppure è stato rappresentato più volte perché ha un forte senso dello humor, riesce a scandalizzare, nei momenti in cui Molly si lascia andare ed entra nel dettaglio delle sue pulsioni sessuali, ma soprattutto trasferisce un personaggio senza alcun filtro, senza che Molly mostri alcun freno inibitorio.

Crivelli e Mc Court rievocano la scarsa fortuna editoriale e lo scandalo che suscitò l'Ulisse, in particolare per il monologo, che subì la censura proprio per la sua totale mancata osservanza delle regole più semplici, più che per un reale contenuto erotico. In America fu bandito. In Inghilterra, Virginia Woolf lo rigettò con commenti terribili. E questo atteggiamento nei confronti del testo non diede segni di miglioramento fino a molto tardi.
La critica comincia ad occuparsi dell'Ulisse, in modo più sistematico, solo a partire dagli anni '70, quando si comincia a descrivere la storia come un "domesticated epic", proprio per il tema al fin compreso: ovvero, le piccole cose della vita quotidiana.
Nella lettura di Mc Court, Joyce nel monologo di Molly, narra l'anti-epos della modernità, punta il dito verso qualcosa di veramente classico, verso la mitologia del quotidiano; insegna che si può fare qualcosa di molto banale ed essere tuttavia epici. Perché essere epici è una condizione dell'essere e non dell'apparire.

Clicca qui per leggere dello spettacolo Penelope, l'ultimo capitolo dell'Ulisse, regia di Mario Morini, scene e costumi di Pier Paolo Bisleri, con Monica Bonomi, Cecilia Broggini, Margherita di Rauso, Sveva Tedeschi e altre quattro attrici.


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(Nella foto in alto, John Mc Court e Renzo Crivelli. Al centro, John Mc Court. In basso, Renzo Crivelli)

Laura Santini

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