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  Ambiguità non identità verso la libertà

Vittorino Andreoli diventa Giorgio Albertazzi.
Albertazzi veste i folti capelli di Andreoli e siede sullo sgabello come il terapeuta rivolto al suo paziente.
Il palco oscilla dentro una finzione, che ha volutamente gettato ogni maschera per proporre una serata votata all'improvviso. Suggerita da Andreoli, l'idea ruota attorno all'interruzione di ogni discorso da conferenza e vuole essere conversazione, mise en espace dell'uomo e del suo doppio, del tema "ambiguità non identità verso la libertà". Chi meglio di un attore e chi meglio di uno psicanalista possono mettere in scena la pluralità dei ruoli?

In platea Andrée Ruth Shammah oganizza una regia live, che interviene anch'essa, senza filtri, senza intermediazioni per far slittare la conversazione dentro uno sketch di Bustric o in una canzone intonata da Maria Monti. Lo straniamento è totale, al punto che la regista sale sul palco e racconta l'idea al pubblico, svelando tutte le regole di questo nuovo gioco.

Si oscilla così dal teatro alla poesia, dalla musica prodotta da Raffone alla canzone, dalle battute un po' poetiche, un po' malinconiche o ironiche di Bustric, fino agli interventi di Andreoli. Lo psicanalista ci tiene a riabilitare pubblicamente il concetto di ambiguità, è qui per quello. Lo associa al termine flessibilità, ricordando quanto sia necessaria questa dote di duttilità, al di là di ogni rigida coerenza, in un oggi che chiede ad ogni individuo di vestire molti ruoli.

Ogni intervento lascia lo spettatore libero di ricadere dentro i lunghi monologhi di Albertazzi che, con il suo fare disinvolto, conduce il pubblico in un rapporto di immediata confidenza, annullando la distanza tra palco e platea e facendo sentire tutti nel salotto di casa sua, paghi di ascoltarlo, mentre racconta della sua sirena - la rossa professoressa di inglese - o mentre recita l'Ulisse di Dante o ancora un sonetto di Michelangelo.

Non c'è finale eppure arrivano gli applausi, ma Shammah avverte: "Questa è una serata che non voleva avere necessariamente un inizio e una fine, quindi se ora voi volete, andate o restate, noi stiamo qui". E un altro atto della commedia di Albertazzi va in scena, per chi vuole giocare ancora.


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(Nella Foto in alto Giorgio Albertazzi. Al centro, ancora Albertazzi. In basso, Vittorino Andreoli)

Laura Santini

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