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Sabato, 5 giugno 2004

Un pugno di domande alle due poetesse ospiti oggi dell'auditorium Santa Cecilia. Antonella Anedda Angioy e Maria Grazia Calandrone hanno letto e sono state lette, dal poeta Olek Mincer e dall'attrice Sonia Bergamasco, di fronte ad un pubblico raccolto, nella discreta e accogliente atmosfera dell'auditorium. Si sono trattenute con noi senza esitazioni, anzi con grande disponibilità hanno fatto conversazione. Ecco un estratto delle interviste.

Antonella Anedda Angioy
Poesia e viaggio due termini che si incontrano e compenetrano, come li interpreta?
Ci sono grandi poeti viaggiatori e ci sono grandi poeti sedentari. C'è una bella poesia di Elisabeth Bishop che, in un libro che si chiama appunto Problemi di viaggio, affronta questo tema e lei si chiede se sia vero per un poeta quello che dice Pascal che basta stare in una stanza, oppure se invece sarebbe un peccato non viaggiare non vedere dei paesi nuovi. E' difficile rispondere. Che la poesia sia un viaggio al di là del fatto che il poeta si sposti o meno questo sì.
Siamo a Perugia, cosa si prova da poeta a collocarsi in un contesto così ricco? Quale rapporto con la città?
Io ho un rapporto molto privilegiato con questa città, perché ci vive mio fratello. La conosco bene e mi piace.
A che punto è la poesia femminile in Italia?
E'ad un buon punto. Ci sono molti nomi femminili importanti, anche tra le più giovani e credo che sia un ottimo segno.

Maria Grazia Calandrone
Spiritualità e poesia cosa significano per te?
La spiritualità è un concetto in cui mi sento profondamente immersa.
Mentre scrivevo il libro (ndr La Scimmia Randagia, Crocetti, 2003) mi tornava continuamente la parola Dio, maiscuola, minuscola, dovevo capire perché c'era questa connessione. All'inizio, il libro comincia con una poesia che parla dell'incanto di Dio per la sua infanzia per il suo essere umano, per il suo essere piccolo.
Ecco credo che l'infanzia sia di più, insomma che sia lì che si origina la divinità e che addirittura si vada oltre.
Come trova la risposta del pubblico alla poesia? Si può educare il pubblico?
Non mi lamento. Sì si può e si deve educare il pubblico. A scuola. E' quello il posto giusto per allenare l'orecchio, far avvicinare le persone a qualcosa che altrimenti resta troppo astratto e distante. Troppo alto e misterioso. Quando dici che sei poeta la gente di guarda intimorita e resta muta. Ame la poesia non spaventa.
Cosa si prova ad essere letti, invece che leggere le proprie poesie?
E' una sensazione strana ma piacevole. Io le leggo come le scrivo, non sono un'attrice e non potrei fare diversamente. Però stasera che ho ascoltato il "dialogo" tra Antonella Anedda Angioy e Olek Mincer e la bella lettura dei miei testi di Sonia Bergamasco mi è venuta voglia di fare una cosa simile. E' come ascoltare i tuoi versi per la prima volta.