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Dal nostro inviato Laura Santini
La voce dei poeti ha risuonato nella notte per le strade di Perugia, nelle diverse lingue e fisicità dei poeti e attori partendo dalle scale del Palazzo dei Priori. Quella stessa voce divenuta in questi giorni eco e musica che popola palazzi storici, monumenti e strade è entrata oggi anche nella Chiesa di Santa Giuliana. L'attore Antonio Zanoletti ha aperto la terza giornata del Viaggio all'insegna della spiritualità con un omaggio al poeta e sacerdote David Maria Turoldo. Così attendo sereno la notte è il titolo del recital che Zanoletti ha dedicato al poeta per ricordare il suo confrontarsi con un Dio che non risponde. "David Maria è stato un grande poeta del Novecento", dice Zanoletti "la sua è una grande voce e l'uomo moderno non può che sentrisi compartecipe delle tematiche da lui affrontate. Credo che sia un compito di noi attori tenere in vita le parole degli altri. Avendolo conosciuto e apprezzato, ho sentito la necessità di rendergli omaggio tenendo viva la sua parola."

Spostandosi alla sala dei Notari, la poesia è entrata nella sua profondità mitologica attraverso la Lectio Magistralis dello storico francese Marcel Detienne.
In un percorso a ritroso nelle origini, Detienne ha evocato il nome e la figura del poeta che ha fondato la mitologia, Orfeo. L'uomo greco che raggruppa voce e canto, musica e mitologia, parola e scrittura è emerso nelle parole di Detienne come la perfetta sintesi, figura centrale e modo per proseguire il nostro immaginario. Orfeo abita la mitologia e il politeismo. La mitologia non è altro che un succedersi indimenticabile di racconti. E' il racconto che ricomincia di continuo e cambia, si trasforma, l'uno nell'altro e si mescolano in una dimensione oceanica. Orfeo non è divinità è uomo mortale e come tale deve morire. Però la sua voce di poeta teologo riscrive la storia degli dei e del mondo. Orfeo non inventa nulla, non viene ispirato dalle muse, il suo canto nasce come incantazione originale. E' una voce primordiale che cresce per se stessa e attraverso se stessa. Una voce estranea, che si pone con indifferenza verso i suoi ascoltatori, si tratti di dei, uomini o animali. Intorno al canto di Orfeo si riuniscono tutti, in un tempo cosmico, ma non domina il caos, né si teme la confusione. E' un tempo in cui procede l'invenzione stessa del linguaggio: Orfeo canta, diventa poeta e comincia con il creare una lingua articolata, una parola che si scrive. L'uomo divino e legislatore giusto, le cui parole sono portatrici di verità cosmogoniche, si pone al di fuori della tecnica, egli è demiurgo e quindi è la sua voce che incide la tavoletta o il papiro.