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Intervista a Giovanna Maria Maglie
Dal nostro inviato Laura Santini
Giovanna Maria Maglie segue il Viaggio con il suo L'Utopista, una trasmissione radiofonica delle 19.15 su Radio24. La giornalista racconta la sua selezione, i suoi dubbi sul pubblico e esorta all'educazione.

Cosa ha scelto di raccontare di questa kermesse poetica a Perugia?
Le cose interessanti proposte qui a Perugia sono talmente tante (nel senso positivo del termine), che è stato faticoso seguirle. Naturalmente, quando c'è un personaggio, qual è Walcott, non si può che cominciare da lui: perché non è soltanto il più grande poeta dei Caraibi, non è soltanto un grande poeta e scrittore, un grande docente universitario a Boston, è anche uno che ha portato un tema tra i più classici che ci sia, quello del ritorno e dell'avventura, quello dell'Odissea in quella realtà, dimostrando che certe differenze di latitudini, alla fine, contano poco. Quindi abbiamo un'intervista con lui, in cui spieghiamo agli italiani chi è, che cosa ha ha fatto. L'altra parte della trasmissione è dedicata alla poesia al femminile, alle donne, perché ci sono donne come Anna Galliena che hanno letto poesie di uomini, come Gabriele D'Annunzio, che letto da una donna è diverso. E poi invece donne che leggono se stesse come Patrizia Cavalli o donne che leggono altre donne, che è Licia Maglietta che legge Delirio Amoroso di Alda Merini: per me una grande poetessa. Mario Luzi e lei sono due poeti italiani viventi di un grande spessore. La vita e la follia di Alda Merini sono già poesia. Poi facciamo il punto con Anna Calabro, assessore alla cultura, su Perugia, perché mi interessa capire come Poesia e Spiritualità siano in sintonia con la città. Perugia è strana: ricca eppure chiusa, aperta nel senso che tu passi sul corso Vannucci e vedi tutti che camminano e al tempo stesso resta impenetrabile. Forse è proprio questa la ragione, non solo la storia o i personaggi, che rende l'Umbria e il suo capoluogo il posto adatto per trattare queti temi. L'ultima parte della trasmissione, è ancora un'intervista, ad Andrea Kerbaker, che guarda già alla prossima tappa di fine settembre e quindi a Trieste: una città imprescindibile, perché quella città è l'inconscio senza frontiere. Ed è interessante in questo momento di apertura dei confini, di apertura dell'Europa, andare a Trieste è una buona occasione per verificare se riesce ad accogliere dentro di sè tutti i germi della nuova realtà. Il viaggio è interessante e L'Utopista si diverte anche a cose ardue.

Parlare di spiritualità e poesia in questo momento ha un suo valore? C'è un pubblico?
Sono momenti difficili e parlare di queste tematiche è complesso. Però mi piacerebbe approfondire meglio perché in questo paese non si insegna niente che sia legato a queste cose. Chiunque abbia fatto, anche pessime, scuole nel sistema anglosassone impara la scrittura e la poesia. Se conosci la storia e la tecnica, padroneggi qualche cosa e non ti è più estraneo, non ti è più avverso. Invece noi che siamo patria di praticamente tutto, ma siamo una patria matrigna. Per l'altra tua domanda, la risposta è no. Il pubblico non c'è. I poeti in Italia vivono una vita grama, molto grama. Se invece pensiamo a come potrebbe essere con un minimo di istruzione... Credo che il nostro sia unn popolo che voglia non solo fruire ma anche produrre.

Quindi ci sarà anche nella terza tappa...

Sicuramente sì. Condurrò L'Utopista anche il prossimo anno, con una formula leggermente modificata, sarà una trasmissione molto più lunga e divisa in due parti. Ma di certo saremo sia a Trieste che a Ferrara. Bè, l'inconscio e il metafisico sono altri luoghi dell'animo che in questo paese un po' sono forti un po' sono negletti... è sempre la stessa cosa. Utopia, eresia, l'incoscio, la metafisica sono tutte cose rischiano di sembrare delle follie perché non c'è la minima educazione a questo.