Sabato 5 giugno 2004
Proseguono gli appuntamenti del Viaggio Telecom a Perugia: questo pomeriggio è stata la volta di due poeti italiani,
Franco Loi e Milo De Angelis.
Nella suggestiva location di questo reading pomeridiano, Via Maestà delle Volte, tra
archi e casetorri trecentesche, che tanto ci ricordano la vita cittadina di quel periodo, parte a razzo Loi, nato a
Genova nel 1930 e trasferitosi ben presto a Milano con la famiglia.
Intenso il ricordo del primo appartamento vicino
alla Stazione Centrale: un palazzo, un insieme di voci, di vita, di drammi umani, da Gigi il venditore di castagnaccio
alla dolce Mariuccia, la ragazzina di dodici anni che è stata il primo amore del poeta. Altri protagonisti: la padrona
di casa ultranovantenne, costretta a vivere su una sedia a rotelle e suo figlio che passa la vita tra una ciucca e
l’altra.
Dopo le descrizioni dei tipi umani, Loi prosegue con le emozioni della vita quotidiana, i rumori, le voci della
donna che stende i panni alla finestra e il trasch delle pentole all’ora del desco. La particolarità delle poesie di Loi
sta tutta nell’uso smodato del dialetto milanese: gerghi e idioletti di area contadina, che Loi ha saputo riportare alla
luce, preservandoli così da un ingiusto oblio.
Dialetto quindi, concepito come un patrimonio culturale e una tradizione
da tramandare. Alle letture di Loi si sono alternate quelle di Milo De Angelis, uno dei poeti più rappresentativi della
generazione post-1945, sia per l’opera in versi sia per il suo contributo nei confronti del “fare poesia oggi”. Le
letture sono state tratte dal capitolo “Il tema dell’addio” (dal volume “Vedremo domenica”).
Dopo “Millimetri” e “Terra
del viso”, le prime due raccolte, con “Distante un padre”, dal quale sono stati estrapolati alcuni brani, De Angelis
entra in una fase più critica e riflessiva. Un cambio di rotta, quindi, che si esprime anche con la direzione della
rivista Niebo, dedicata alla pubblicistica poetica.
Dopo il reading all’aperto, e quello nell’auditorium Santa Cecilia di Patrizia Cavalli, è arrivata l’ora della
performance di Anna Galiena, nella sala dei Notari (Palazzo dei Priori), su “Sogno di un mattino di primavera”
di Gabriele D’ Annunzio. Il monologo – recitato in passato solo dalla grande Eleonora Duse, musa ispiratrice del
Vate – tratta della pazzia di una donna, che assiste all’uccisione dell’amato, nel momento in cui si trova tra le
sue braccia.
Una morte violenta, dove il protagonista diventa il sangue che schizza dappertutto.
Per questo il colore
dominante della scenografia è stato il bianco, ancora più cangiante grazie alla luce delle candele poste a lato della
scena. Anna Galiena forte della formazione all’Actor’s Studio di New York, dove è entrata giovanissima nel 1980, ha
accettato la sfida di questo monologo e l’ha vinta, dando vita ad una prima nazionale certamente unica. |