
Giorgio Albertazzi incanta i perugini con i suoi giochi, le sue battute da cafè e il suo fare disinvolto. Da attore,
maestro della scena che si diverte e si mette in gioco, per divertire e divertirsi. Legge San Francesco
e il suo elogio alla natura, del Cantico dei Cantici. Recita Dante a memoria: il quinto e il ventiseiesimo canto, forse
i più noti ma anche per questo i più amati. Paolo e Francesca e Ulisse che parlano di Poesia d'amore e del viaggio mitico
dell'uomo. Cita con nonchalance Borges, ricorda Chagall, saluta con simpatia e affetto l'appena scomparso Nino
Manfredi, ricordando una proposta mai realizzata.
Nino: "A Gio' famo quarcosa insieme?"
Giorgio: "E famo, famo".
Il progetto era interpretare due signore, due ostesse in un ristorante "vestiti da donna, donne vere".
"Peccato" ha detto Giorgio e ha aggiunto: "Sarà per un'altra volta Nino."

Il pubblico, che affolla il Teatro Morlacchi fin sui palchetti, approva il tono e la forza
di ricordare senza sdolcinature, con franchezza e affetto, chi è stato grande e non c'è più. Fa il bis Albertazzi e, forse
potendo, il pubblico l'avrebbe seguito ancora a lungo nella notte, attraverso i suoi ricordi e le sue battute semplici,
ma sempre estremamente efficaci per ritmo e misura.
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