Il Viaggio
Agenda
Le altre tappe
Reportage
Media Gallery
 
Stampa
 Comunicati stampa
 Programma {pdf
 Contatti
Dal nostro inviato
Le parole in gioco per svelare Ferrara e il suo mistero
L’enigmistica e l’enigmatica
Il teatro-guida agli affreschi di Palazzo Schifanoia
Surrealismo ferrarese
La metafisica è nell’invisibile quotidiano
Il Tasso nella voce di Lina Sastri
Quello che Antonioni dice a Buonarroti
L’altra via dell’Occidente secondo Carlo Sini
  L’altra via dell’Occidente secondo Carlo Sini

Apre le sue porte Ferrara città silente e il Viaggio Telecom vi approda con 5 incontri filosofici e altri discorsi intorno al mistero e all’arte, con puntate notevoli nel teatro e illustri nel cinema (Antonioni è presente in serata con il suo cortometraggio sul Mosè di Buonarroti), per una kermesse culturale ad ampio raggio, che qui giunge alla quarta e ultima tappa del suo primo anno di vita.

Carlo SiniÈ affidata a Carlo Sini, docente di filosofia teoretica e accattivante oratore, l’inaugurazione delle proposte di riflessione. Il suo discorso, estremamente erudito, ma al contempo affascinante e ampiamente fruibile, è diretto a svelare un paio di questioni estremamente attuali e complesse: Che cos’è l’Occidente? E, quali sono i suoi confini?

L’esperto e sicuro Sini ci conduce con rapidi e sapienti passaggi da un’epoca all’altra, lungo i testi di pensatori illustri, per svolgere il suo racconto e lo fa a partire dal Timeo di Platone. In particolare è la cornice dialogica che fa da premessa al testo ad attirare l’attenzione di Sini: “un racconto messo in bocca al grande Solone, la celebre favola che Platone conosce e trasforma e che se fosse stata messa per iscritto da Solone, dice Paltone, questi sarebbe divenuto di certo scrittore più grande di Omero.”

A differenza di molte dissertazioni filosofiche, quella di Sini è estremamente solida e concreta, si pone delle domande e dà delle risposte. Secondo lui l’Occidente è un non-luogo geografico, un’unità complessa che comprende anche l’America, dal nord al sud. Un concetto certamente più ampio di quello geografico, che si definisce perché si differenzia dall’Oriente e dal sud del mondo e in questo Sini, aggiunge: “aveva ragione Hegel. Ma questa definizione era già di Dante. Tuttavia quello che conta è che oggi l’Occidente trasborda come mai prima ed è diventato il destino planetario, storico e culturale, scientifico e tecnico, nel bene e nel male. Un destino ineluttabile”. Carlo SiniA proposito di confini, Sini avverte: “L’Occidente è un confine mobile. Va inteso come movimento, perciò non può avere un centro”. Ma l’essere diventato destino planetario non è cosa contemporanea, bensì impresa frutto delle gesta storiche di Alessandro. “È da lui che comincia il movimento dell’Occidente verso l’Oriente, da lì parte l’impulso di tornare all’origine, riscoprirla e inglobarla dentro di sé”. Eppure quell’impresa, precisa Sini, non è quella che ha spaccato in due il mondo, sarà Colombo l’artefice in questo senso, di una nuova ricerca che va a Occidente per ritrovare l’Oriente. Lì comincia il destino della globalizzazione, lì si concretizza la prima tappa della storia dell’Occidente, che prende coscienza di sé e da quel momento cerca l’Oriente per realizzare il suo destino. Il testo capitale dell’Occidente? Impossibile sbagliarsi afferma Sini: l’Illiade (l’assedio) e l’Odissea (il ritorno). Sebbene, è il Timeo il testo che, mai perso di vista, anche se non sempre in primo piano, sa rispondere alle domande sull’Occidente e su quel suo essere negazione di tutti i luoghi.

Dall’incontro con l’Oriente nasce il confronto fra scrittura e figura, fra segno arbitrario e segno che dice più di quel che mostra. Dall’eterno conflitto fra segni dell’alfabeto, linguaggio ultrasensibie perché puro e astratto, e geroglifici, linguaggio bestiale, si delineano due grandi vie: una, quella che percorriamo attualmente, figlia diretta dell’algebra, della logica e dell’alfabeto ha avuto il sopravvento; l’altra, quella della figura, è quella che è stata abbandonata ma che, latente, è forse ancora possibile e auspicabile, oggi, recuperare.

Per ricostruirla occorre rivolgersi al Rinascimento. Rivolgersi al modello creato con le città, di cui tra le altre Ferrara fu prototipo e Firenze capitale. E per citare una figura illustre che ci riporta a quella seconda via, al tempo ancora possibile, poi non intrapresa, occorre ricordare Leonardo e la sua celebre dichiarazione: “Io sono uomo sansa lettere”. Con ciò lo scienziato, incompreso e a molti incomprensibile, intendeva rompere con la tradizione della dialettica e della logica. Lui è stato il primo artista ingegnere, colui che plasma le cose. Lui viene da un altro modo di concepire l’uomo e la natura: “La natura non è scritta con le parole della lingua, ma con i caratteri geometrici e dell'esperienza”. Nei suoi codici Leonardo mostra come si poteva intuire una relazione reciproca tra le arti e la scienza, al cui centro stava la pittura: “essa insegna a considerare la superficie dei corpi, essa ha inventato i caratteri di cui si servono le varie lingue…” La pittura sostituisce dunque nel pensiero di Leonardo la lingua universale della logica, domina l’arte delle botteghe, ciò che si riferisce agli occhi non all’udito. Si finge nella materia, si creano figure.

Ma chi comprende questo gesto (messaggio)? Giordano Bruno. Ma lui, come Leonardo prima, e come gli altri dopo, che costituiscono una storia di libertini, non saranno compresi e questa seconda via sarà abbandonata. È storia di perseguitati, che non piacevano né al governo né alla chiesa: Spinosa (lettore di Bruno), Goethe che si oppone a Newton, ecc., ecc.

E Ferrara è stato il luogo dove questa potenzialità era in cammino e oggi se ne può ancora apprezzare la portata osservando il Palazzo dei Diamanti e la sua unità plurale: l’orientamento dei vari diamanti, in sé diverso, estrema varietà nell’estrema sintesi dell’unità.

Carlo Sini conclude, restando aperto alla discussione e al dialogo anzi incoraggiandolo, con una rivelazione: “Il mistero di Ferrara può essere inteso come l’epifania di un passato che non è ancora accaduto. Ferrara resta l’avamposto di un sogno”. Che forse è ancora possibile e degno sognare.

Clicca qui per accedere alla fotogallery

(Nelle foto, Carlo Sini)

Laura Santini

Contributi:

Inviate i vostri contributi alla casella di posta elettronica:

webviaggio@telecomitalia.it


                         Contattaci| Credits