Celebre fin dai primi dell’800, ma poco e mal testimoniato, il passatempo dell’enigmistica si inserisce tra le alte conversazioni filosofiche, su essere e metafisica, per svelare l’altro lato di ciò che è e non appare. È Stefano Bartezzaghi l’oratore che, passando per De Chirico e Montale, ma anche Breton, recupera il concetto dell’enigma e dell’enigmistica per distinguerlo dall’enigmatica.
E cosa sarò se non ciò che è enigma è il motto latino che De Chirico mette a corredo di un suo precoce e celebre autoritratto. Senza essere così esplicito, il Montale di Ossi di seppia, crea l’immagine dell’uomo nella canicola, “è tutto lì l’enigma”, afferma Bartezzaghi: Ah l'uomo che se ne va sicuro/ agli altri ed a se stesso amico/ e l'ombra sua non cura che la canicola/ stampa sopra uno scalcinato muro! /Non domandarci la formula che mondi possa aprirti…
Anche per Bartezzaghi la metafisica si può facilmente ricondurre al modo/i di vedere il mondo. “È un pensiero che si rivela all’improvviso”, chiarisce il mago dei giochi di parole, “che si rivela con la rapidità di un lampo e ci getta davanti a noi stessi come davanti ad una statua sconosciuta.” Ci sono enigmi e sfingi in tutte le tappe della storia umana. La Sfinge di fronte a Edipo ne è una manifestazione più complessa, perché è di per sé un insieme mostruoso di membri di vari esseri e anche perché è essere mutevole. È un enigma nell’enunciato e nell’enunciazione “come De Chirico e i suoi quadri”, aggiunge Bartezzaghi, citando Breton. Ed è nel rapporto con Edipo che si può incominciare a capire la sfinge. Il loro è rapporto di specchio. Edipo è il primo uomo a capire che la Sfinge sta parlando di lui. Anche lui è mostro come lei. Il mostro che sta nelle parole della Sfinge e che pare impossibile, cela qualcosa di reale: l’uomo. L’essere che cammina a quattro zampe il mattino, eretto il pomeriggio e a tre zampe la sera è l’uomo. Questo è un confronto tipico e costante dell’enigma che prevede il soccombere di uno dei due attanti.
Ma, se la Sfinge è mutevole, anche l’enigma cambia nel tempo.
Da dimensione mitica e religiosa, nel ‘900 l’enigma acquista nuove forme, entra nell’arte e dà anche vita ad una passione più quotidiana l’enigmistica. È il 1901 un anno cruciale in questo senso. È infatti la data in cui il gioco di parole viene codificato in un manualetto Hoepli da Demetrio Tolosani ed è anche l’anno in cui Gramsci, nei suoi quaderni dal carcere, la menziona indirettamente in un suo scritto polemico sulla poesia ermetica di Ungaretti. Più tardi, alla fine del ’20, sarà Achille Campanile a rifletterci sopra, in un suo articolo sulle edicole.
L’enigmistica è caratterizzata dalla presenza di una soluzione. Nel gioco la si può trovare in calce alla pagina o la settimana successiva. Nell’enigmatica, al contrario, non c’è alcuna soluzione. Ci possono essere molte risposte, ma nessuna ne rappresenta la soluzione. Per un enigmista l’enigma va sciolto, ma una volta risolto perde valore. Perché la soluzione del mistero è sempre inferiore al mistero stesso.
In definitiva l’enigma può coincidere con due formule: il rapporto domanda-risposta oppure fondarsi su elementi del mondo che vengono privati di senso e poi ricombinati. Eccoci arrivati quindi alla Cabala e ai cabalisti: in origine, coloro che permutavano le lettere dell’alfabeto ebraico, secondo il principio che la creazione del mondo fosse avvenuta dalla combinazione di lettere.
“Esistono quindi domande”, conclude Bartezzaghi, “che vengono dall’alto, da divinità, ed esistono questioni la cui tensione parte dal basso e tende verso l’alto. L’uomo che usa gli ingredienti di cui dispone e cerca una combinazione che gli riveli il tutto.”
Nel nostro contemporaneo la presenza dell’enigma è il nostro modo stesso di guardare al mondo.
“E allora cos’è il segreto?” chiede qualcuno dal pubblico. “Il segreto”, risponde Bartezzaghi, “ è ciò che è, ma non appare. Quindi è possibile affermare che la soluzione di un enigma è un segreto. Però nell’enigma contemporaneo abbiamo un senso apparente e uno nascosto, c’è un segreto e una menzogna che copre e nasconde il segreto.”
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Laura Santini
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