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In un infinito rimando di sguardi e suggestioni, due mondi artistici, due maestri dialogano in barba ai secoli che li dividono. Questo, in estrema sintesi, il messaggio del breve film di Michelangelo Antonioni: Lo sguardo di Michelangelo, presentato ieri sera alla presenza del maestro ferrarese, dalla moglie, nonché collaboratrice, Enrica e da Gianni Massironi, alla Sala Estense in piazza del Municipio a Ferrara.
Antonioni, protagonista straordinario e coraggioso di questo suo recentissimo lavoro, conversa con intimo raccoglimento con il padre del capolavoro quale è il Mosè appena restaurato: lavoro che fu il più impegnativo e sofferto per il Buonarroti, innalzato, insieme a la Vita Terrena e quella Contemplativa, all’interno della tomba di Giulio II, in San Piero in Vincoli (a Roma), solo nel 1545.
Il cortometraggio è un film in bianco e nero, muto ed estremamente sensuale. I due Michelangelo si guardano e noi li guardiamo guardarsi, si parlano senza emettere suono: Antonioni sfiora le pieghe del Mosè e, lentamente, carezza dopo carezza, il rapporto si fa più stretto, il nostro sguardo si trasforma e diventa voyeuristico e in platea passa una suggestione quasi erotica. I due maestri messi a confronto, lo fanno consapevolmente, in un silenzio sacro e denso che è in ogni caso comunicazione.
Michelangelo AntonioniSe la standing ovation d’accoglienza del pubblico era forse dovuta e il gesto casual e amichevole della mano di Antonioni interrompeva una crescente ma moderata emozione, dopo la visione, è il batter di mani incontenibile e possibilmente più intenso saluta e rende omaggio al maestro che però non si trattiene più e si commuove apertamente.

 

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(Nelle foto, Michelangelo Antonioni nella Sala Estense)

Laura Santini

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