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Sabato 22 maggio 2004

Dopo l'avvio del Festival di ieri conclusosi con il fasto, il divertimento e le meraviglie suscitate dello Stupor Mundi di Valerio Festi (regia di Monica Maimone) e accolto dall'intera popolazione con grande partecipazione, la mattinata, accellerando i tempi, ha offerto una vera e propria maratona di riflessioni su eresia e utopia. Attraverso i diversi approcci proposti dai relatori, da quello spirituale a quello filosofico, per arrivare all'argomentazione dei termini attraverso la storia e gli strumenti delle scienze della comunicazione, in poche ore si è realizzata al teatro Rendano un'alchimia di voci, di tempi storici, di luoghi geografici e di ritratti che solo gli umani, che condividono il valore della dialettica, sanno determinare con certo successo nell'ambito di una sola mattina.

La prima riflessione della giornata proposta con il titolo La spiritualità dell'eretico ha messo a confronto Paolo Ricca, pastore della chiesa valdese, e il sacerdote ortodosso Vladimir Zelinskij, stimolati dalle considerazioni di don Ermis Segatti.
La parola eretico, ha sottolineato don Segatti, indica una frattura, un evento traumatico. E' una scelta che produce uno strappo. Ma l'eretico non propone mai una rottura fine a se stessa, bensì agisce in funzione della costruzione di un'unità superiore. Molti eretici incalzano l'ortodossia e all'interno della vera chiesa propongono uno strappo riformista. La prima grande forma di eresia è stata la Riforma. Per un lungo periodo, nel'500, l'eretico combatteva dall'interno, solo più tardi si è reso conto di essere un estraneo. All'inizio del '600 si cominciò a voler trattenere l'eretico dentro la chiesa e si praticò la tortura per strapparlo dal vincolo che lo portava distante da essa.

Paolo Ricca ha espresso in primis un forte ringraziamento per questa occasione, "la prima" della sua vita, in cui gli è stato offerto di tematizzare l'eresia. Con una forte capacità di sintesi Ricca ha ricordato la spiritualità laica dell'eresia dei valdesi, la loro rivendicazione al diritto di parola e quindi l'idoneità alla predicazione. La passione per la conoscenza, ha fatto notare Ricca, ha caratterizzato gli eretici valdesi che esprimevano un profondo desiderio di sapere e verificare. Come i francescani, inoltre, ai valdesi appartiene la spiritualità della lettera biblica contro la glossa. Ovvero contro il commento che vuole interpretare e spiegare ma che, in realtà, tradisce la lettera. Da questi presupposti sulla figura dell'eretico, Ricca ha quindi menzionato la rinvendicazione del primato fondamentale di Dio su ogni autorità terrena. Per concludere con un ritratto dell'eretico valdese: non tanto un anarchico quanto piuttosto un iconoclasta, che demitizza e desacralizza il potere degli uomini, si oppone agli assolutismi e riconosce come unica e vera autorità la parola di Dio. Un Dio che è dialogo, perchè trinità. Da cui deriva che entrare nel dialogo non significa indebolirsi, bensì avvicinarsi alla realtà di Dio e realizzare qualcosa del suo mistero.

Vladimir Zelinskij in quanto prete ortodosso ha esordito rimarcando l'opposizione tra i termini ortodossia e eresia. Ortodosso, ha specificato, è colui che ha annientato tutte le eresie. Eppure ogni momento del dialogo ortodosso può essere considerato come un'eresia contro l'umanità. Zelinskij ripercorrendo alcuni momenti della storia ha evidenziato come molte delle eresie del passato siano state schiacciate e soffocate, ma come in molti casi siano state caratterizzate da due atteggiamenti spirituali: quello di purificazione e quello di protezione. Una purificazione del messaggio iniziale, da tutti i tratti mistici e misteriosi per il recupero della coscienza e dell'eredità originaria. Il sacerdote ortodosso ha concluso concordando con Paolo Ricca sulla necessità del dialogo in particolare nei mondi separati del nostro contemporaneo. Nella chiesa russa, l'eretico è misconosciuto; difronte a lui ci si pone semplicemente con un: "io non ti conosco". Un atteggiamento che esclude l'inquisizione ma che è molto più grave. .