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Domenica 23 maggio 2004

Bernard McGinnCon un passo domenicale, un po' più lento, si è svolta la mattinata delle riflessioni filosofiche sul tema eresia e utopia.
Bernard McGinn, professore emerito di Storia del Cristianesimo al Divinity College dell’Università di Chicago, ha esordito fornendo un ritratto della figura di Gioacchino da Fiore. Un percorso a ritroso estremamente preciso ha proiettato il pubblico del teatro Rendano nel cuore del XII secolo, con tutte le sue problematiche e i suoi cambiamenti, esplorati da un punto privilegiato di osservazione quello offerto appunto dalla figura dell'abate. Uomo di profonda fede, pensatore di profondo genio e dalla forte carica spirituale capace di stare dentro, quindi di convivere con la Chiesa e di starne fuori allo stesso tempo.

Le sue doti di interprete delle scritture gli concessero infatti il favore dei papi dell'epoca (da Papa Lucio a Papa Urbano III, fino a Papa Celestino III). Anche se non sempre ne ebbe il completo consenso, tutti sollecitarono il suo grande programma di scrittura, che lo portò a definire una sua vera e propria esegesi, nonché a sviluppare un particolare metodo di rapportarsi alle scritture, detto delle concordanze. La concordanza mette in relazione due grandi epoche del rapporto di Dio con l'umanità espresse dal Vecchio e dal Nuovo Testamento. Secondo Gioacchino la conoscenza del presente, passa infatti attraverso un'indagine approfondita delle cose del passato. La storia per Gioacchiano da Fiore è fatta di tre tempi: il primo quello del Padre, il secondo quello del Figlio e il terzo, quello a venire, dello Spirito Santo. Tre epoche intrecciate a tre entità, quelle della Trinità.

Un pensatore che fu allo stesso tempo un profondo riformatore monastico e un ascoltato profeta apocalittico. La sua utopia è stata un'utopia monastica che lo portò ad allontanarsi dal modello cistercense per proporre un modello più consono al futuro, il modello florense, secondo cui la futura transmigatio sarebbe stata opera di Dio non dell'uomo. In quest'ottica, secondo Gioacchino da Fiore i papi non dovevano adottare un atteggiamento interventista, ricorre alle armi nella lotta verso gli imperatori, ma piuttosto, affinché la Scrittura sia compiuta, assumere un atteggiamento umile e sofferente e rivolgere alla preghiera tutte le proprie energie. Gioacchino era certo chenel suo tempo o di lì a poco un papa avrebbe ricoperto il ruolo di leader spirituale e politico, ma anche che sarebbe stato sempre un papa a far cadere la chiesa nelle mani dell'anticristo. Nella sua idea per altro l'anticristo era una parodia del Cristo; un grande re, sacerdote e profeta cioè un falso papa. Conteso nella sua visione tra pessimismo e ottimismo, Gioacchino comunque era convinto che il bene era destinato a trionfare e che si sarebbe giunti all'età millenaria.